La verità su André Onana

Emmanuel Dunand/AFP via Getty

Questo articolo è stato pubblicato originariamente in lingua inglese nel 2021.

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In tanti pensano di sapere cosa sia successo.

Pensano di conoscermi.

Hanno visto i titoli...

"André Onana? Ma è stato squalificato per essersi dopato, giusto?"

"Imbroglione"

"Un tossico"

Anche dopo che tutto è emerso, dopo il comunicato della Corte Arbitrale dello Sport, una macchia era rimasta sul mio nome.

André Onana squalificato per doping...come si spiega questa roba alla tua famiglia? Come lo spieghi ai tuoi figli?

Non è stato facile, no. Ma ascoltate, c'è una spiegazione e se volete sentirla...accomodatevi.

Questa è la verità, per quelli che vorranno sentirla.



In una settimana, nel febbraio del 2021, ho perso tutto.

Ero in Camerun con la Nazionale quando arrivò una telefonata, era il medico dell'Ajax.

Quando mi disse che ero risultato positivo al furosemide la mia reazione fu: "Come? Stai scherzando?”

Poi continuai: "Dottore, c'è sicuramente un errore. Ho fatto un sacco di questi test, lo so come funzionano, non ho mai avuto nessun problema."

Chi mi conosce sa che non bevo e non fumo. Non ho mai toccato droghe, mai.

E non avevo mai sentito parlare del furosemide.

Le uniche pillole che avessi mai preso erano quelle prescritte dai medici del club o della Nazionale.

E cos'erano ora queste s***nzate?

Dopo aver parlato col medico dell'Ajax chiamai Melanie, la mia fidanzata. In realtà mentre le raccontavo tutto stavo ridendo, del resto ero sicuro che fosse un errore. All'improvviso però lei mi interruppe: "André, furosemide...è il farmaco per la gravidanza che mi hanno prescritto".

Fu in quel momento che realizzai.

Non si trattava del classico intoppo burocratico.

André Onana | The Truth About André Onana | The Players' Tribune
Laurens Lindhout/Soccrates/Getty

Quando feci ritorno dal Camerun il dottore venne con me, a casa mia, controllando tutto quel che avevo nell'armadietto. E confermò.

Volendo prendere qualcosa per il mal di testa devo aver sbagliato barattolo, facendo confusione, devo aver preso le pillole che il dottore aveva prescritto a Melanie. I barattoli erano praticamente identici.

Per metterla in termini calcistici pensavo che mi avrebbero mostrato il cartellino giallo. Ma no, passarono al rosso diretto.

André Onana

C**zo.

Questa piccola pillola da 40 mg.

Ero sotto shock.

La UEFA poteva verificare che si trattasse di un errore umano, no? Hanno indagato e io ho detto loro la mia storia. Più che altro mi chiedevano perché avessi quella medicina a casa.

La risposta era semplice: “La mia compagna sta per avere un bambino...erano le sue pillole.”

Non si trattava di qualche folle scusa che mi ero inventato. Non mi sono inventato niente, non stavo provando a imbrogliare. Tutte le prove erano lì.

Si era trattato soltanto di uno stupido errore.

Alla fine pensavo che avrebbero reagito così: "OK, sono cose che succedono. Un errore. La prossima volta stai più attento."

Per metterla in termini calcistici pensavo che mi avrebbero mostrato il cartellino giallo.

Ma no, passarono al rosso diretto.

Squalifica di dodici mesi. Niente calcio.

Eredivisie? Coppa? Europa League? Champions League? Coppa d'Africa?

Tutto andato.

Un anno per un calciatore? Vale come 10 anni.

Un'eternità.

André Onana | The Truth About André Onana | The Players' Tribune
Soccrates/Getty

Nel calcio sai di avere un periodo limitato di tempo per raggiungere i tuoi obiettivi. Devi lavorare duramente per farcela. Fidatevi, ho lavorato tanto per raggiungere i miei sogni.

Ho fatto sacrifici.

A 10 anni ho lasciato casa, spostandomi lontano quattro ore per giocare nell'Accademia di Samuel Eto'o. Vivevo con uno degli allenatori, un tipo che si chiamava Diallo.

Anche oggi non ho idea di come Diallo e l'Accademia abbiano convinto mio papà a lasciarmi partire. Nonostante sia stato anche lui un calciatore dava tanto peso allo studio: ruotava tutto attorno alla scuola, scuola scuola. Il calcio non era un percorso sicuro.

"E se poi ti infortuni? Se non riesci a farcela? No, no, no e no"

Ogni tanto immagino che Eto'o in persona abbia chiamato mio padre per convincerlo! Ahah!

Sembra una follia, no? Mandare un ragazzino in giro per il Paese, via dalla sua famiglia. Ma dovete anche capire che per i ragazzi europei le cose vanno diversamente rispetto a quanto accade per i giovani africani. Mio fratello maggiore si era già spostato a Giacarta per giocare a calcio. Arriviamo da una famiglia povera e sappiamo quale sia il prezzo da pagare, quale sia il modo per inseguire un sogno che possa aiutare la famiglia.

Se vuoi davvero arrivare in cima la strada non sarà mai semplice.

André Onana

Abbiamo partecipato a un sacco di tornei tra Francia e Spagna, l'obiettivo finale era quello di assicurarsi un'esperienza di una delle Accademie più importanti d'Europa.

L'aspetto divertente è che, pur sapendo bene quale fosse il sogno, nessuno mi disse quando il Barcellona mi tesserò per il settore giovanile.

Il club, gli allenatori e la mia famiglia avevano organizzato tutto mantenendo il segreto con me, per settimane!

Mi ricordo, ero al telefono con mio fratello e stavamo parlando di tutt'altro quando una voce in sottofondo disse: "Ehm, non dirglielo..."

"Dirmi cosa?", fu la mia reazione. "Dai, ora devi dirmelo! Siamo fratelli..."

Me lo disse, pregandomi però di non ammettere che me lo avesse rivelato. Non gli credevo!

Quando un paio di settimane dopo andammo a Barcellona, a mia insaputa, l'allenatore mi disse di preparare tutto quel che avevo. Tutto. Non mi spiegò il motivo.

"Andiamo mister, sono il capitano della squadra, mi deve dire cosa sta succedendo!"

Mi urlò contro, "André stai zitto e prepara i bagagli!"

Mantenne il segreto per l'intero viaggio, fino al momento dell'arrivo in città. A quel punto mi misero su un bus diretto a Barcellona...per firmare!

Il giorno dopo stavo giocando contro i miei vecchi compagni di squadra, con la maglia del Barcellona addosso. Sono situazioni che non si riescono nemmeno a realizzare fino in fondo.

André Onana | The Truth About André Onana | The Players' Tribune
Miguel Ruiz/FC Barcelona via Getty

Fu un cambiamento enorme per un ragazzino di 14 anni, all'improvviso mi trovavo in un Paese diverso, con una nuova lingua, nuove persone, tutto nuovo.

Uno shock culturale che mi colpì poi pesantemente quando firmai il primo contratto professionistico, quello con l'Ajax, quattro anni e mezzo dopo. Arrivai in Olanda il 3 gennaio 2015 e mi ricorderò sempre il clima. Amsterdam è una bella città ma ragazzi...che freddo!

Pensateci: avevo passato una vita in Camerun, poi mi ero spostato a Barcellona. In Camerun la neve non esiste, è già tanto se si arriva minimo a 20 gradi. A Barcellona quando nevica, invece, si resta a casa. La prima volta che vidi la neve ad Amsterdam mi alzai, mi affacciai alla finestra...richiusi subito tutto e tornai a letto. Non c'era verso!

Un'ora dopo circa ricevetti una chiamata dal club: "Dove sei? Dovresti essere ad allenarti!"

E io, "Amico ma sta nevicando. Come dovrei guidare con questo tempo?"

"Sì, puoi guidare. Vieni qui subito!"

Nei primi mesi all'Ajax continuavo a chiedermi se avessi fatto una buona scelta trasferendomi lì. "Ho lasciato Barcellona per questo?!". Ero la terza scelta come portiere, mi sentivo solo nello spogliatoio, non parlavo inglese o olandese e nel gruppo non c'erano giocatori che parlassero francese o spagnolo come me.

Però mi stavo allenando bene e avevo carattere, l'atteggiamento giusto. Ero impaziente di giocare, di dimostrare che avevo fatto la scelta giusta.

Se vuoi davvero arrivare in cima la strada non sarà mai semplice.

Prima della stagione 2016/17 parlai col nuovo tecnico, Peter Bosz, lui mi disse che ero troppo giovane. "Controlla quante squadre di alto livello in Europa hanno un portiere titolare ventenne", furono le sue parole.

Ero insoddisfatto, tanto da confidare in un prestito, ma non c'erano club interessati. Cercavo in Ligue 2, in Francia, ma non c'erano squadre che mi volessero. Dunque dovevo restare.

Ma dopo qualche mese, dopo l'addio di Cillessen, il mister mi disse: "OK, hai un mese per impressionarmi. Per tre partite sarai il mio numero uno."

Era arrivata la mia possibilità.

Ero nervoso, perdemmo la prima partita col Willem II e il giorno dopo mi toccò leggere i soliti commenti sui giornali, i consueti articoli.

Avevo ancora due partite per impressionare il tecnico. All'inizio della sfida successiva, col Go Ahead Eagles, Davinson Sanchez causò un rigore.

Stavo vedendo il mio sogno scivolare via, ero furioso con Sanchez.

Iniziai a colpirlo, durante la partita!

"Perché lo hai fatto? Amico, non avrò mai un'altra possibilità, mi uccideranno!"

Ahahah!

Ma...intuii la direzione e parai il rigore. Vincemmo quella partita.

André Onana | The Truth About André Onana | The Players' Tribune
Gabriel Bouys/AFP via Getty

Da tre partite diventai titolare per cinque stagioni, vincendo trofei, diventando uno dei portieri di massimo livello in Europa.

Poi, nel febbraio 2021, mi sono sentito come se tutto quello per cui avevo lavorato mi fosse stato strappato via.

Melanie, la mia famiglia e i compagni di squadra sapevano la verità...ma gli altri? Avrebbero guardato oltre i titoli?

Mmmh.

ANDRE ONANA SQUALIFICATO PER DOPING.

Come un tossicodipendente.

I miei compagni all'Ajax hanno indossato una maglia col mio nome, contro il PSV, per mostrarmi il loro supporto e ho ricevuto un sacco di messaggi sui social, da tanti protagonisti del mondo del calcio.

Potrei passare tutto il giorno a elencare giocatori e allenatori che mi hanno sostenuto. Una bella sensazione, sì, ma mi sentivo comunque isolato.

La sanzione significava che non potevo andare alle partite, allenarmi coi compagni. Non potevo festeggiare con loro il titolo, pur avendo giocato il 60% della stagione, ogni partita fino alla squalifica.

Come può essere giusto?

mi sono sentito come se tutto quello per cui avevo lavorato mi fosse stato strappato via.

André Onana

Ho capito. La legge è la legge, dico bene? Se fai casino ne paghi il prezzo. E io l'ho pagato.

Ma talvolta ti chiedi se ti stiano punendo per insegnarti una lezione o soltanto per farti male.

La gente intorno a me era cambiata. Chi prima rideva aveva smesso di farlo, aveva smesso di sorridere. Qualcuno è proprio sparito. C'è chi mi aspettavo si facesse sentire che, invece, non lo ha mai fatto. Ho imparato da questo e ho iniziato a vedere il mondo con maggiore chiarezza.

Sono tornato in Spagna, a Salou, per allenarmi secondo un programma studiato dall'Ajax per me. Seguivo doppie sessioni ogni giorno con dei personal trainer, i migliori, davvero.

Quel che più mi è rimasto dentro di questa esperienza sono i momenti in cui gli allenatori portavano con sé dei portieri di squadre locali, dilettantistiche, per lavorare con me.

Guardavo questi ragazzi allenarsi con me e pensavo, "Wow, da dove spuntano? Sono fantastici!"

Per un motivo o per un altro, però, non ce l'hanno fatta. Ho ascoltato le loro storie e ho capito come talvolta il talento non sia sufficiente. Gli Dei del calcio scelgono chi vogliono scegliere.

La mia prospettiva è cambiata. Ho pensato alla mia fortuna, ai miei privilegi, nonostante tutto.

In un certo senso mi serviva un anno così per fare mente locale. Ascoltatemi, non mi getterò in ginocchio per ringraziare per la squalifica – non ci penso neanche – ma tutto questo mi ha aiutato a fare un passo indietro, a vedere cosa sia davvero importante. Mi sono allenato come mai prima, come una macchina. Chiunque mi vedesse non avrebbe mai pensato che fossi un giocatore sotto squalifica.

In estate, con la riduzione della squalifica da dodici a nove mesi da parte della Corte Arbitrale dello Sport, ho esultato come se avessi vinto la Champions! C'era anche una riga, nel comunicato, in cui si riconosceva l'assenza di colpe significative da parte mia. Era qualcosa. Non potevano eliminare la macchia del tutto ma questo iniziava a pulirla.

Ma ancora più importante era la possibilità, con la riduzione della squalifica, di poter giocare la Coppa d'Africa a gennaio...in Camerun.

André Onana | The Truth About André Onana | The Players' Tribune
Soccrates/Getty

Per me significava tutto.

Mio padre parla ancora della Coppa d'Africa del 2000, della finale in cui battemmo la Nigeria. Ne parla come se fosse la vetta massima nella storia del calcio, niente avrebbe raggiunto quel momento per la mia famiglia.

Crescendo, insomma, non sognavo di giocare al Camp Nou o alla Johan Cruyff Arena, no, volevo giocare allo stadio Ahmadou Ahidjo di Yaoundé.

Camminavo fino a lì con mio fratello, andavamo a vedere la Nazionale che giocava. Uno dei miei primi ricordi calcistici è lo stadio pieno, tre o quattro ore prima della partita, con 42mila persone che ballavano e cantavano.

I tifosi si comportavano come se avessimo già vinto prima ancora di giocare!

Eravamo in cima, potevo a malapena riconoscere chi avesse il pallone, ma non importava perché mi sarei comunque portato tutto questo con me.

Quando torno a giocare lì è sempre diverso da qualsiasi altro stadio. Come tornare a casa. Tutte le volte, girandomi, individuo qualcuno che conosco tra la folla!

Ora torno a giocare e i miei sogni sono gli stessi di quando ero un bambino seduto troppo in alto allo stadio Ahmadou Ahidjo.

Voglio rappresentare il mio Paese.

Voglio vincere la Coppa d'Africa per diventare una leggenda.

E voglio diventare il miglior portiere del mondo.

Ho imparato a Salou che i buoni giocatori non riescono sempre a farcela, i migliori però riescono sempre a esaltarsi nei momenti più importanti.

Perché? Perché non esistono ostacoli tali da impedire loro di arrivare.

Tutti prendono colpi.

Tutti cadono.

Quest'anno ho imparato che il punto non è questo.

Il punto è come riesci a rialzarti.

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